Musicoterapia

Recensione II Convegno Internazionale Confiam

 

 

 

MUSICOTERAPIA: tra arte, società e scienza

II° Convegno Internazionale Confiam

Il 14 e 15 ottobre 2017 presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, si è svolto il secondo Convegno internazionale, e nono Congresso nazionale, di Musicoterapia della Confiam (Confederazione Italiana Associazioni e Scuole di Musicoterapia) organizzato dal CMT – Centro di Musicoterapia Studi e Ricerche di Milano, con la partecipazione delle Scuole di Musicoterapia G. Ferrari di Padova, APIM di Torino e Genova, Stratos di Bari, InArteSalus (Vicenza) e Centro Artiterapie Lecco.

Il Convegno ha focalizzato l’attenzione su tre differenti aspetti: l’indagine scientifica sulle funzioni musicali, gli ambiti di intervento legati a problematiche sociali con le relative prassi cliniche e di ricerca, lo sviluppo delle analisi sull’improvvisazione musicale in Musicoterapia.

Il progredire della ricerca sulla relazione uomo-musica nell’ambito neuroscientifico e in quello della psicologia cognitiva pone alla Musicoterapia nuove questioni relative alle proprie potenzialità in ambito riabilitativo-funzionale e terapeutico ad indirizzo relazionale. Le nuove ricerche musicoterapiche su particolari aspetti dell’esperienza musicale nel setting creano la possibilità di un rapporto dialogico con le discipline a cui la musicoterapia ha finora afferito, gettando le premesse per una sua ulteriore evoluzione. Nuovi scenari sociali, alcuni di segno epocale e globale, altri che caratterizzano in particolare la situazione europea e ancor più quella italiana, spingono la Musicoterapia verso nuove direzioni applicative e verso una maggiore specializzazione.

Rossella Fois (Presidente Confiam e CMT di Milano, docente ai Conservatori di Ferrara e Mantova) che ha curato la Segreteria Scientifica del Convegno, ha aperto i lavori presentando le due giornate di studi, e Giuliano Avanzini (Professore Emerito del Dipartimento di Neurofisiologia, Istituto Neurologico Carlo Besta, Milano) ha presentato la Prima Sessione dal titolo “Musica e Ricerca Scientifica”, moderata da Tomaso Vecchi (Professore ordinario di psicologia generale presso l’Università di Pavia e membro del Brain Connectivity Center, IRCCS Fondazione Mondino).

La relazione di Stefan Koelsch (Professore presso l’Istituto di Psicologia Biologica e Medica dell’Università di Bergen, Norvegia) ha illustrato le ricerche dei correlati neurali delle emozioni evocate dalla musica e gli studi di neuroimaging funzionale sulla musica e sulle emozioni, secondo i quali la musica può modulare l’attività in quelle strutture cerebrali implicate in modo fondamentale nell’emozione. Percezione, attenzione, memoria, intelligenza, azione, emozione e funzioni sociali, costituiscono “effetti salutari” della musica e della Musicoterapia.

Emmanuel Bigand (Professore di psicologia cognitiva presso l’Institut Universitaire de France e l’Université de Bourgogne France Comté) ha esposto i principi e le applicazioni della psicologia cognitiva musicale nel trattamento dei pazienti affetti da Alzheimer, presentando alcuni casi clinici e il documentario “La mélodie d’Alzheimer”, e definendo i concetti di memoria implicita (memoria procedurale) e memoria episodica, memorie che in seguito a quella a breve termine vengono irreversibilmente e progressivamente perse nelle demenze.

Gli effetti del training musicale sulle funzioni esecutive e sull’apprendimento, sono stati presentati nella relazione di Luisa Lopez (Neurofisiopatologa, “Villaggio Eugenio Litta” di Grottaferrata, consulente scientifico della Fondazione Mariani); in particolare sono stati illustrati i risultati dello studio randomizzato controllato “Ritmo e Musica per riabilitare i disturbi di lettura” rivolto a un gruppo di bambini dislessici.

Gli interventi del pomeriggio (Seconda Sessione: ambiti d’intervento e problematiche sociali), moderati da Gerardo Manarolo (Psichiatra, Psicoterapeuta, Dirigente medico Asl3 Genova, Università di Genova), si sono aperti con la relazione “Lavorare con la persona al di là della gestione dei sintomi: il contributo della Musicoterapia per un più ampio approccio di cura per la demenza” di Orii Mc Dermott (Ricercatrice senior presso il Dipartimento di Psichiatria e Psicologia Applicata dell’Università di Nottingham, Regno Unito). L’intervento musicoterapico sebbene sia efficace nella riduzione dei disturbi comportamentali (agitazione, depressione) può costituire una preziosa risorsa per un approccio di cura più ampio, per un’assistenza olistica della persona.

Stefano Navone (Musicoterapista presso la Comunità terapeutica “Ca’ delle ore” in provincia di Vicenza, docente ai Conservatori di Ferrara, L’Aquila e Mantova e al Master di Musicoterapia dell’Università di Pavia) ha presentato la sua esperienza di Musicoterapia, denominata “MusiCare!”, nell’ambito delle tossicodipendenze. Oltre ad una panoramica delle principali prospettive teoriche e applicative in questo campo di studi, il relatore ha esposto una personale metodologia applicativa che integra una lettura delle sintonizzazioni affettive e della dimensione intersoggettiva nel lavoro di gruppo. Navone ha concluso il suo intervento illustrando le evidenze cliniche di una recente ricerca portata avanti con una popolazione di 54 pazienti residenti in comunità terapeutica.

I risultati di uno studio di training musicale che ha coinvolto bambini dagli 8 ai 12 anni affetti da dislessia, sono stati presentati da Alessio Surian (Professore associato di Didattica presso l’Università di Padova e di Psicologia della Musica presso la Scuola di Musicoterapia “G. Ferrari” di Padova) e da Giovanna Ferrari (Dirigente scolastico; docente Musicoterapia Università “Ca’ Foscari” di Venezia; fondatrice scuola “G. Ferrari” di Padova). Il training ha impiegato elementi fono-ritmico-motori in maniera interattiva, per facilitare il processo di lettura/scrittura. Si sono rilevati risultati positivi sia nell’attività individuale che in quella di gruppo.

La Musicoterapista e ricercatrice scientifica Tina Mallon (“Children for tomorrow”, Amburgo, Germania; Department of Primary Medical Care) ha introdotto l’ambito della Musicoterapia proposta ai rifugiati in Germania, un’esperienza che ha consentito di sviluppare un modello di matrice psicodinamica, applicato a vari settings (gruppo aperto, piccoli gruppi con medesime culture, e sedute individuali) all’interno dei quali gli aspetti di “casa”, “integrazione” e “differenze culturali” sono stati identificati come argomenti chiave nella terapia (intesa come “luogo sicuro” nel quale stare).

Deborah Parker (Coodinatore didattico Community Music Project, associazione Prima Materia, Montespertoli, Firenze; Project manager “Music and Resilience”, Libano; Project manager “MARS”, Music and Resilience Support), ha presentato la sua lunga esperienza nel proporre la Musicoterapia come risorsa per le comunità emarginate di rifugiati. In particolare è stato illustrato il progetto MARS, sviluppato da una partnership internazionale sotto la guida dell’International Music Council di Parigi, con i fondi messi a disposizione dal programma EU Erasmus Plus: un corso di formazione per musicoterapisti, musicisti, educatori e operatori sanitari, per accrescere la consapevolezza delle potenzialità della musica nel ridare forza alle persone deprivate, curandole e dando loro voce nel sostenere la dignità e i diritti.

I lavori di sabato 14 ottobre si sono conclusi con la relazione “Musicoterapia Migrante: curare in modo nuovo, attraverso l’integrazione del lavoro clinico, formativo e di ricerca”, presentata da Anna Vandoni (Medico responsabile di unità territoriale di neuropsichiatria infantile dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano) e Federica Galli (Psicologa e ricercatrice universitaria in psicologia clinica). Il progetto, nato nel 2009 in un servizio territoriale di neuropsichiatria infantile come risposta ai bisogni di cura dei bambini migranti e dei loro genitori (in particolare nell’area del linguaggio, dell’apprendimento e dei comportamenti), si è sviluppato in una dimensione di rete tra i Servizi di Area Materno Infantile, di Salute Mentale e di Neurologia, con obiettivi di prevenzione e di continuità terapeutica, e ha previsto l‘attività formativa di Musicoterapia in ambito clinico.

La Terza Sessione, moderata da Rossella Fois, dal titolo “Prospettive musicoterapiche e neuroscientifiche sulla musica”, si è svolta nella mattina di domenica 15 ottobre. I lavori sono stati aperti da Jos De Backer (Professore presso LUCA, School of Arts, campus Lemmens, Belgio; Direttore del Corso di Laurea e Master in Musicoterapia; Ricercatore Senior nella Research Unit educazione musicale & musicoterapia presso LUCA). L’improvvisazione clinica ha costituito il “leitmotiv” della relazione “Prima la musica e poi le parole”. Frammenti video di improvvisazioni musicali affrontati da tre prospettive (silenzio, suono e rêverie), hanno contribuito a rispondere ad alcune domande inerenti l’improvvisazione clinica: quali modalità di silenzio incontriamo? Come possiamo essere attenti alle trasformazioni? Quale è il valore della capacità di ascolto del musicoterapista?

Katrien Foubert (Professore associato del Corso di Laurea e Master in musicoterapia presso LUCA, School of Arts; musicoterapeuta presso University Psychiatric Centre KU Leuven, Belgio) ha evidenziato, attraverso i risultati di uno studio che ha coinvolto pazienti con disordini di personalità borderline, come la sincronizzazione interpersonale e la pulsazione condivisa abbiano un ruolo fondamentale nelle interazioni sociali.

Il Convegno si è concluso con la lezione-concerto di Stefan Koelsch (al violino, insieme a Ruta Stadalnykaite al pianoforte) dal titolo “La musica, come evoca le emozioni nel nostro cervello?”, basata sulla “Sonata in Sol magg. op. 78 n.1” di Johannes Brahms. I risultati degli studi della Psicologia della Musica e delle Neuroscienze della Musica, hanno reso evidenti i principi che sottostanno all’evocazione delle emozioni da parte della musica.

Numerosi interventi del pubblico, durante i momenti di discussione con i relatori, hanno sottolineato l’importanza che i percorsi formativi in Musicoterapia non perdano di vista la complessità della disciplina, prevedendo insieme all’attenzione per la musica e per la ricerca scientifica, anche approcci antropologici, sociologici e studi qualitativi. Una riflessione per giungere a una formazione omogenea a livello nazionale che il Convegno della Confiam ha senza dubbio stimolato.

 

Gianni Vizzano