Convegni, Corsi

Musica et Terapia n. 39

Musica e Terapia n. 39

Il 1° numero del 2019 di Musica et Terapia, n. 39, si apre con la ricerca condotta da Katarina Habe, Michele Biasutti e Tanja Kajtna (University of Liubljana, Università di Padova) sull’esperienza di flusso nella musica e nello sport. Il flusso viene definito da Csikszentmihalyi come “La sensazione olistica che le persone provano quando agiscono con un coinvolgimento totale”. Si tratta di una esperienza che seppur con modalità diverse è presente sia nella musica che nell’attività agonistica; questa ricerca è la prima che confronta tali domini. Lo studio rapportando i due contesti, quello sportivo e quello musicale, evidenzia differenze in quattro dimensioni proprie del flusso (obiettivi chiari, feedback inequivocabile, trasformazione del tempo, esperienza autotelica). Gianni Vizzano, a seguire, presenta una preziosa riflessione sull’importanza della fase osservativa nella procedura di presa in carico e nell’avvio del trattamento. Vengono precisati i diversi indici che è importante rilevare (postura, gestualità, movimenti corporei ecc…) e raccogliere in un protocollo descrittivo. Vizzano sottolinea inoltre la necessità di tradurre le rilevazioni musicoterapiche in dati di pregnanza clinica e riabilitativa che possono così essere integrati nel progetto elaborato dall’équipe curante. L’articolo si conclude con la presentazione dettagliata del protocollo descrittivo di osservazione.
Il successivo contributo di Daniele Ferrarazzo è dedicato ai trattamenti rivolti ai soggetti che presentano disturbi dello spettro autistico. Viene descritto un modello articolato in diverse fasi e finalizzato ad una progressiva integrazione intra ed interpsichica.
La metafora da cui l’articolo prende spunto è il processo declinato da Baricco nel suo ultimo testo (The Game, 2018): “calciobalilla, flipper, space invaders”. Tale percorso è però rovesciato per sottolineare il percorso integrativo dell’approccio musicoterapico.
Mariangela Lippolis presenta, in chiusura di questo numero, un approfondito articolo che indaga le potenzialità riabilitative della musicoterapia nel confronti del Neglet (eminegligenza spaziale unilaterale). Vengono illustrate le premesse scientifiche che sostanziano l’intervento musicoterapico e diverse modalità operative. Il contributo nasce da un’esperienza condotta presso la “Casa dei Risvegli Luca de Nigris“ di Bologna.

 

Corso biennale di specializzazione  

 

Quello geriatrico è un ambito in cui da tempo operano i
professionisti della musicoterapia e, nel 2001, l’A.A.N.
(America Accademy of Neurology) ha indicato la disciplina
come una tecnica per migliorare le attività funzionali e ridurre
i disturbi comportamentali nelle persone anziane, anche in
quelle affette da demenza.
Questo perché si è constatato che le abilità e le competenze
nel riconoscere ed utilizzare gli stimoli musicali (ad esempio
l’intonazione, la sincronia ritmica, il senso della tonalità)
vengono preservate dagli individui anche in presenza di un
forte deterioramento cognitivo.
Il corso di specializzazione in “Musicoterapia nel Contesto
Geriatrico” nasce con l’intento di fornire un supporto ai
musicoterapeuti che operano, o che prevedono di operare, in
strutture per anziani, alla luce delle potenzialità riconosciute
alla disciplina in questo settore d’intervento.
Il corso si colloca in una visione della formazione, secondo
criteri già collaudati in ambito istituzionale, che prevede
percorsi che aumentino il grado di specificità in relazione ai
contesti nei quali il professionista sceglie di operare.

 

 

Suoni Crescenti, musica e musicoterapia nell’età evolutiva

 

L’ esperienza musicale ha significative ricadute sulla nostra organizzazione corticale comprovandone la neuroplasticità. Gli studi musicali intrapresi in età adulta ma sopratutto se iniziati nella prima età evolutiva, a partire dai 5-6 aa di età, determinano modificazioni importanti tra cui in particolare una migliore sincronizzazione intra ed interemisferica. La globale   riorganizzazione corticale indotta dallo studio e dalla prassi musicale influenza altre competenze migliorando la memoria a breve termine, le abilità spaziotemporali e l’elaborazione di stimoli uditivi linguistici. Tali abilità di natura cognitiva vanno ad integrarsi con lo sviluppo di un’intelligenza emotiva e di maggiori capacità cooperative. E’ sempre più evidente quindi il ruolo maturativo indotto dallo pratica musicale. A tali potenzialità evolutive vanno affiancate   quelle preventive e riabilitative, proprie dell’approccio musicoterapico, nei confronti dei disturbi della sfera psicointellettiva dell’età evolutiva fra cui la dislessia evolutiva. La giornata di studi nel presentare diverse esperienze sia di natura psicopedagogica che strettamente musicoterapica vuole offrire un’occasione di confronto e di discussione sul tema

 

 

Congresso 25 maggio, Schio, Intersoggettività e Musicoterapia

L’intersoggettività è definibile, in linea generale, come il vissuto di un’esperienza
condivisa con un altro essere umano, il “contatto mentale”
che due soggetti interagenti possono stabilire durante qualsiasi tipo
di comunicazione interpersonale. Tale costrutto è ormai centrale sia
nei contributi teorici della varie discipline afferenti alla relazione d’aiuto
e sia a livello pratico come nuovo orientamento per la ricerca applicata.
Con “Two In One… a reason to Play”, InArteSalus e il suo corso
triennale di Musicoterapia, vogliono proporre un confronto
serrato sul tema, aprendo alla discussione anche i confini
nazionali grazie alla presenza di autorevoli studiosi
provenienti da varie e diverse realtà professionali e culturali.
Confrontarsi oggi sull’Intersoggettività comporta l’onestà intellettuale
di dover andare oltre alle diversità teoriche di ogni prassi musicoterapica
e spingersi verso un progressivo accostamento alla dimensione
reale della condivisione emotiva e della sua regolazione,
unica strada verso la comprensione dei principi fondamentali che
organizzano la relazione e in particolare quella cosiddetta “di aiuto”.
Gli interventi dei relatori presenti ci aiuteranno, da varie prospettive
di partenza, ad orientare lo sguardo con attenzione alla centralità del
costrutto in modo indipendente dalle barriere metodologiche, nella
convinzione che il lavoro integrato possa essere l’unica via per la
comprensione e rappresentare degnamente l’eredità teorica di Daniel
Stern, il cui pensiero di integrazione è stato esempio ineguagliabile

 

Riviste internazionali di mt

Nella sezione biblioteca sono consultabili, in formato pdf, gli indici relativi alle annualità 2017, 2018, della Rivista Norvegese di Mt, le copie cartacee sono disponibili presso la biblioteca Apim c/o la Casa della Musica di Genova

 

Nella sezione biblioteca sono consultabili, in formato pdf, gli indici relativi alle annualità 2017,2018 della Rivista Nord Americana di Mt, le copie cartacee sono disponibili presso la biblioteca APIM c/o  la Casa della Musica di Genova

 

 

RITI TRIBALI E RITMI DI GRUPPO
La dimensione gruppale in musica e nei processi di cura
Il Convegno di Musicoterapia di Torino, organizzato dal Corso Triennale di Musicoterapia APIM con il patrocinio della Confiam (Confederazione Italiana Associazioni e Scuole di Musicoterapia) è divenuto col tempo una delle occasioni di approfondimento più seguite nel panorama musicoterapico nazionale.

Anche la settima edizione, che si è svolta il 20 ottobre 2018, ha registrato il massimo delle presenze consentita dalla grande Sala del Dialogo del Sermig (Arsenale della Pace).
Gerardo Manarolo, che ha moderato gli interventi del mattino, ha presentato il tema della giornata di studi (la dimensione gruppale in differenti contesti teorico-applicativi), argomento non ancora sufficientemente approfondito dalla comunità musicoterapica e elaborato per questo convegno in seguito alla lettura di due testi: “Ritmi di festa. Corpo, danza, socialità” di Paolo Apolito e “Musica dal profondo. Viaggio all’origine della
storia e della cultura” di Victor Grauer.

Nell’introdurre i relatori, Manarolo ha suggerito la seguente riflessione: la musica ha una funzione per creare una dimensione di gruppo? Coerentemente con la complessità del tema, ha aperto i lavori Giulio Gasca (Psichiatra, Psicoterapeuta, Formatore Istituto Psicoterapia Psicoanalitica e Psicodramma, Torino) promotore in Italia della dimensione gruppale attraverso lo psicodramma, strumento di conoscenza di sé e terapia di gruppo. Nella sua relazione ricca di stimoli, Giulio Gasca ha spiegato l’evoluzione dello psicodramma: dal rituale nei popoli primitivi (situazione liminale) al teatro della spontaneità sul quale si è basata l’introduzione dello psicodramma di Jacob Levi Moreno.

Paolo Apolito (Antropologo culturale, Università di Roma 3), nel suo intervento “I ritmi, il corpo, la socialità, la festa”, ha ricordato che noi siamo fatti di ritmo e che  la nostra salute è un equilibrio di ritmi. Nei percorsi terapeutici (basati sulla relazione e sull’apertura a nuove possibilità), così come nelle prime interazioni protomusicali madre/bambino, viene utilizzata la dimensione ritmico-mimetica, la musicalità dei corpi.
Stefano Zenni (Musicologo, Storico del Jazz, Conservatorio di Bologna, autore della Prefazione all’edizione italiana del libro “Musica dal profondo”) ha evidenziato l’importanza del meticciato nella storia dei generi musicali (jazz, blues, musica brasiliana). Con l’ausilio di interessati esempi audio (tra cui un brano polifonico dei Boscimani e canti “a singhiozzo” nelle musiche panamensi e africane), Zenni ha chiarito come la dimensione di gruppo si sia sempre proiettata nella storia profonda dell’umanità: le musiche arcaiche sono musiche complesse.
Antonella Grusovin (Musicista, Musicoterapista, Trieste), presentando varie tracce audio (testimonianze delle fasi di percorsi di gruppo), ha evidenziato come nell’esperienza di canto in gruppo, opportunamente guidata in modo tale da mantenere l’attenzione sensoriale dei partecipanti, si possa contattare l’altro attraverso i sensi, grazie ad un ascolto multisensoriale di corpi risonanti. I contributi del mattino si sono conclusi con il coinvolgente intervento musicale del Gruppo “Portaverta” (musica migrante), un progetto sviluppato dall’Associazione ACMOS che vede protagonisti i richiedenti asilo accolti dalla Cooperativa Mary Poppins: un laboratorio musicale interculturale coordinato dall’animatore
Andrea Gaudino e dai musicoterapisti Giorgio Debernardi e Vito Badalà.

I lavori del pomeriggio, moderati da Lorenzo Tamagnone, si sono aperti con la relazione “Il cerchio del suono: suggestioni su musica, musicoterapia e gruppalità” di Andrea Masotti (Musicista, Musicoterapista, Presidente Cooperativa Sociale Casa della Musica di Genova). Sulla base dei riferimenti teorici di E. Lecourt e S. H. Foulkes (fondatore della Gruppoanalisi), Masotti ha presentato un’esperienza con un gruppo di sette persone con disabilità, ospiti di un centro diurno, evidenziando come nella musicoterapia di gruppo la matrice sonora (di base, dinamica e personale) assuma qualità concrete e possa essere documentata (possiamo ad esempio registrare e riascoltare un’improvvisazione sonora).
Davide Ferrari (Musicoterapista, Co-Direttore Master di Musicoterapia in Oncologia e Cure Palliative, Direttore Echo Art e Festival del Mediterraneo) ha presentato un’ esperienza di musicoterapia di gruppo condotta in ambito oncologico. Il suo approccio sottolinea le potenzialità individuali, in un contesto nel quale migliorare la qualità della vita e sperimentare  un benessere soggettivo.

Il Gruppo Studi del Corso di Musicoterapia di Torino, composto da Stefania Chiuni, Claudia Facchini e Federico Rankin ha esposto lo stato dell’arte per quanto riguarda la ricerca e le esperienze sulla musicoterapia di gruppo e Giorgio Debernardi (Musicoterapista, Ivrea) ha presentato un’esperienza di musicoterapia con rifugiati in contesto di fragilità, un progetto che ha coinvolto da otto a quindici partecipanti (aperto anche a ragazzi italiani del territorio eporediese).
Gianni Vizzano (Musicoterapista, Torino. Docente nei corsi di musicoterapia APIM di Torino, Centro Artiterapie di Lecco e InArteSalus di Schio), ha posto alcune riflessioni sul gruppo in musicoterapia (facilitatore o barriera della modalità espressiva individuale?) partendo dall’esperienza di undici anni di musicoterapia nelle comunità per persone con disabilità intellettiva grave ed estrema. Sulla base delle indicazioni dell’OMS che ha ridefinito la disabilità come “il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali e i fattori ambientali in cui vive”, Vizzano ha
evidenziato, con l’ausilio di materiale video, come nelle sedute di musicoterapia vengano verificati gli obiettivi e gli indicatori dei Progetti Individualizzati delle persone con disabilità.
La giornata di studi si è conclusa con i contributi di Chiara Tamagnone (Psicologa, Psicoterapeuta, Musicoterapista, Torino) che ha illustrato l’impostazione di percorsi di musicoterapia nella scuola dell’infanzia per stimolare la crescita psicologica (Sé nucleare, soggettivo e verbale), con anche un’attenzione alla formazione per i docenti, e di Gabriella Repregosio (Musicista, Dott.ssa in Scienze Politiche all’Università del Piemonte Orientale, Alessandria), che ha esposto i risultati della ricerca raccolti per la propria tesi di laurea (con interviste a quattro cori della Città di Alessandria) sul tema della coralità nei suoi aspetti psicosociali e sulle dinamiche di gruppo nelle formazioni corali amatoriali.
Numerose le domande del pubblico che ha potuto interagire in vari momenti di dibattito con i relatori.

La presenza delle responsabili delle Ed. Cosmopolis nella sede del Convegno ha permesso ai partecipanti di conoscere direttamente varie pubblicazioni sui principali temi inerenti la musicoterapia e le artiterapie.
Gianni Vizzano

 

 

 

 

 

 

La Musica Accogliente

Congresso  9 Giugno 2017 Genova

Le Stanze della Coscienza

Congresso 21 ottobre 2017 Torino

 

LE STANZE DELLA COSCIENZA Musicoterapia e riabilitazione neurologica

Il 21 ottobre 2017, per il sesto anno consecutivo, si è svolto presso la Sala del Dialogo del Sermig (Arsenale della Pace), il Convegno di Musicoterapia di Torino, organizzato dal Corso Triennale di Musicoterapia A.P.I.M. e dall’Associazione Agorà onlus, con il patrocinio della Confiam (Confederazione Italiana Associazioni e Scuole di Musicoterapia). Tema della giornata di studi l’applicazione della musicoterapia alla riabilitazione neurologica, ambito che comprende interventi ampi e diversificati. Le recenti acquisizioni neuroscientifiche indicano come l’elemento sonoro possa costituire una preziosa risorsa per attivare e riattivare competenze cognitive e motorie deficitarie. I musicoterapisti sono chiamati a entrare in molte stanze: luoghi di degenza, di cura, ma anche stanze immaginarie, spazi della mente a volte colpiti da affezioni severe, da compromissioni durature. Luoghi privati in cui, come ospiti rispettosi, è necessario entrare con delicatezza e con coraggio.

Gerardo Manarolo, che ha moderato gli interventi del mattino, ha evidenziato i progressi in ambito neuroscientifico e introdotto il tema dell’alterata coscienza e degli stati vegetativi, sviluppato da Andrea Magnoni (neurologo, responsabile della Residenza Sanitaria Disabili/Hospice S. Pietro, Monza). Il Dott. Magnoni ha illustrato le differenze tra coma, stato vegetativo (vigilanza non responsiva), stato di minima coscienza e morte cerebrale, spiegando molto chiaramente le caratteristiche del nervo vestibolo cocleare (organo del suono e dell’equilibrio). Ha invitato i terapisti a non fare “interventismo” (ogni stimolazione può essere piacevole ma anche dolorosa o fastidiosa) e a sviluppare un’attenta osservazione per avvicinarsi con delicatezza a corpi spaventati, che talvolta inquietano i parenti. Il Dott. Magnoni ha concluso il suo intervento con una coinvolgente drammatizzazione di due famigliari (con i loro vissuti e i loro pensieri) in visita a un paziente in stato vegetativo.

Mauro Sarcinella (musicoterapista, formatore, membro direttivo A.I.M.) ha presentato il suo lavoro con pazienti in stato vegetativo: intervento musicoterapico basato sul contatto emotivo e sulla ricerca degli stimoli più adatti, tenendo conto della musicalità intrinseca (ambito antropologico) e della biografia (l’identità sonoro-musicale introdotta da Rolando Benenzon). Magnoni e Sarcinella hanno eseguito insieme “Il suonatore Jones” (brano di De André ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master) per concludere i loro interventi.

Il musicoterapista Roberto Bolelli, che lavora da tredici anni presso la “Casa dei Risvegli Luca De Nigris” di Bologna, ha illustrato come l’elemento espressivo viene utilizzato nel suo lavoro con le gravi cerebrolesioni acquisite, in seguito a episodi di coma, nella fase post acuta. Il Dott. Manarolo (moderatore) ha evidenziato l’importanza della dimensione relazionale nell’intervento musicoterapico e la necessità di raccogliere dati oggettivi.

Gianpaolo Basso, professore associato di neuroradiologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Istituti Clinici Scientifici Maugeri (Pavia), ha presentato la relazione “Musicoterapia e neuroscienze, prospettive di ricerca con tecniche di neuroimaging funzionale”, esplorando le similitudini tra musica e linguaggio con stimolanti riferimenti (Patel, Zatorre).

Lo stato dell’arte della ricerca sulla musicoterapia in ambito neurologico (stroke, demenze, parkinson) è stato sviluppato da Alfredo Raglio, ricercatore Istituti Clinici Scientifici Maugeri (Pavia) e coordinatore scientifico e didattico master in musicoterapia (Università degli studi di Pavia). Alfredo Raglio ha precisato che in questo ambito (si pensi ad esempio all’ictus) la musicoterapia è più considerata intervento riabilitativo che come terapia relazionale. È necessario analizzare e valutare quali musiche e quali stimoli musicali possono produrre effetti, con quali obiettivi e in quali contesti, e in questo senso è utile utilizzare strumenti e scale validate.

Gli interventi della mattina si sono conclusi con l’apprezzato intermezzo musicale del duo (violino e chitarra) di Andrea Cardinale e José Scanu che hanno eseguito musiche di Rossini, Carulli, De Falla e Paganini.

I lavori del pomeriggio, moderati da Ferruccio Demaestri, si sono aperti con la relazione di Rita Meschini (musicoterapista, coordinatrice servizio di musicoterapia Istituto di Riabilitazione S. Stefano, Porto Potenza Picena), dal titolo “La valutazione musicoterapica dei pazienti con Disturbi della Coscienza (DoC)”. Rita Meschini ha presentato il suo lavoro con pazienti in fase post-acuta mediante l’impiego dell’improvvisazione vocale, valutato con scale e test specifici (come ad esempio il MUTOT che sintetizza le schede descrittive di osservazione).

Maurizio Scarpa (musicoterapista, Istituto San Camillo, Torino) ha illustrato con l’ausilio di materiale video, le possibilità di intervenire con la musicoterapia nella malattia di Parkinson, attraverso l’interazione ritmico- sonora basata sulla percezione ritmica, sul controllo motorio e sulla stimolazione ritmico-uditiva (R.A.S.). Gli obiettivi dell’intervento si riferiscono al tono dell’umore e al controllo dell’ansia, al tono respiratorio e vocale, all’equilibrio, alla qualità del movimento e alle funzioni esecutive.

Daniele Molteni (musicoterapista esperto in tecnologie del suono, Pavia) ha presentato la Neurologic Music Therapy, metodologia standardizzata e basata su evidenze scientifiche, applicata a diversi ambiti clinici (parkinson, stroke, trauma cranico, afasia). La relazione ha inoltre illustrato la neuroplasticità (proprietà intrinseca del sistema nervoso legata alle attività e alle esperienze), la sonification (utilizzo di elementi sonori per trasmettere informazioni) utilizzata come riabilitazione nel post stroke, i principi terapeutici della tecnica PSE (Patterned Sensory Enhancement), confluiti nell’intervento “Sonichand” (musicoterapia con sonification per la riabilitazione neuromotoria della mano in pazienti con esiti da stroke).

La giornata di studi si è conclusa con gli interventi di Bettina Eichmanns (musicologa, musicoterapista, Milano) che ha esposto varie riflessioni su uno studio di ricerca per verificare l’efficacia dello stimolo sonoro-musicale nelle persone in stato vegetativo e di minima coscienza, e di Anna Forloni (filosofa, musicoterapista, Torino) che, attraverso la presentazione di alcuni casi clinici, ha illustrato la teoria della musicalità intrinseca nell’intervento musicoterapico con pazienti in stato vegetativo.

Numerose le domande del pubblico che ha potuto interagire in vari momenti di dibattito con i relatori. La presenza delle responsabili delle Edizioni Cosmopolis nella sede del Convegno ha permesso ai partecipanti di conoscere direttamente varie pubblicazioni sui principali temi inerenti la musicoterapia e le artiterapie.

Gianni Vizzano