Musica et Terapia 2017, N. 35

 

Il primo numero del 2017, N.35, di Musica et Terapia si apre con il contributo di Manuela Mazzieri e Maurizio Spaccazocchi dedicato al tema dell’integrazione interpsichica e intrapsichica. A fondamento di tale processo, che fonda una condizione di benessere psichico, viene posta la funzione narrativa come condotta simbolizzante e socializzante. Il racconto di storie implica una competenza verbale che tuttavia nasce e si sviluppa su una dimensione simbolica antecedente di tipo analogico, motoria, visiva e sonora, con cui si integra.

A seguire l’articolo di Matteo Maienza è dedicato ad illustrare un’ esperienza rivoltaa piccole pazienti affette dalla Sindrome di Rett. I casi presentati usufruiscono di molteplici approcci riabilitativi, fra cui la musicoterapia, integrati fra di loro, presso l’ Istituto Zahrada di Praga. Fra le diverse tecniche impiegate va fatta menzione del massaggio sonoro a bassa frequenza e del letto armonico.

I successivi contributi riguardano due peculiari ricerche svolte in un contesto ospedaliero e universitario. Bettina Eichmanns, congiuntamente all’èquipe di cui fa parte, Ospedale Bassini e Istituto P.Redarelli, Milano, illustra uno studio clinico comparativo ( stimolo sonoro-musicale versus stimolo verbale) rivolto a pazienti in stato vegetativo e in stato di minima coscienza. Michele Biasutti e Anthony Mangiacotti, Università di Padova, presentano uno studio volto a verificare la ricaduta di un programma di riabilitazione cognitiva musicale e in particolare i differenti effetti in relazione alla maggiore o minore gravità del declino cognitivo.

Roberto Pretto, nel prosieguo, presenta un percorso riabilitativo che tratta nello specifico la Sindrome di Martin Bell. L’articolo descrive in maniera puntuale e approfondita l’analisi delle caratteristiche sonoro/musicale del soggetto, la sintesi dei dati raccolti, la loro interpretazione, l’elaborazione di un progetto d’intervento con la relativa verifica degli esiti

Guido Marconcini conclude il numero 35 di Musica et Terapia con interessanti riflessioni emerse all’interno di un lavoro di gruppo mirato ad analizzare alcune sequenze video riguardanti le applicazioni della musicoterapia nei disturbi dello spettro autistico

 

Nella sezione riviste e libri sono consultabili due nuovi numeri di

Musica et Terapia  (29 e 30)

Per i numeri 31, 32, 33, 34 l’editoriale, a seguire

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il il numero 31  è dedicato alle relazioni presentate in occasione del congresso “Prima la musica, l’indicibile nei processi espressivi e creativi” tenutosial Sermig di Torino l’11 ottobre 2014.Il primo articolo, a firma di Michel Imberty,  descrive il ruolo che l’interazione preverbale e protoverbale  svolge nel graduale emergere anche nel neonato di un comportamento intenzionale.  L’intenzionalità, che dona un senso alla propria azione, connettendo  insieme il presente dell’agire ed il suo risultato, si sviluppa nell’interazione sonoro/musicale con la voce materna e con le voci dell’ambiente familiare, è  attraverso tali voci  che il bambino può cominciare a comprendere le persone che lo circondano. Il tempo proto-narrativo e drammatico che si sviluppa nelle relazioni primarie organizza dunque  l’esperienza umana  in una trama di tensioni e distensioni  dotata di senso ma ancora senza parole, queste  verranno  ad aggiungersi dopo su tali linee di tempo per divenire storie raccontate. A seguire Maurizio Spaccazocchi  precisa come  con  effabile e ineffabile si possa indicare un qualsiasi sistema di segni che offra, più o meno, la possibilità di essere tradotto in un altro sistema di segni, rendendosi quindi più o meno dicibile o indicibile ai fini della sua comprensione in termini semantici. Sulla base di questa premessa  per chi lavora con la musica, il primo vero tema-problema sarebbe  connesso con il tipo di relazione di effabilità e ineffabilità che si può creare con il linguaggio verbale inteso come mezzo per tradurre il sistema di segni musicali e quindi non verbali.Nel contributo successivo Cristina Cano  ci ricorda come nel funzionamento pragmatico della musica sia  possibile definire una macro-funzione motorio-affettiva, il suo articolo ne indaga i fondamenti scientifici e le possibili ricadute su di un piano psicopedagogico e musicoterapicoNell’articolo di Riccardo Damasio, che si  avvale del pensiero di Vladimir Jankélévitch, ritorna la contrapposizione tra indicibile e ineffabile. “Indicibile è ciò che non può essere detto, che sfugge alla possibilità del linguaggio, perché fuori dalla dimensione temporale e corporea a cui apparteniamo. La morte in senso stretto è indicibile, eppure intorno alla morte spendiamo tutte le parole possibili. Ineffabile è ciò che deve continuamente essere detto, e ridetto, in una inesauribilità perenne: il tempo, il corpo, l’amore sono ineffabili”. Nell’articolo che segue Stefano Leoni approfondisce il ruolo che il musicale svolge nel connettere le diverse  dimensioni   dell’esperienza umana , “l’esperienza musicale può essere considerata il pontifex che unisce la realtà esterna con il mondo interno”, nel suo approfondimento il sapere psicoanalitico si intreccia con quello musicologico e antropologico. Paolo Ciampi sposta la nostra riflessione su di un versante clinico descrivendo un caso clinico dove la condivisione emotiva, con la relativa possibilità di comprendere il vissuto del paziente, si concretizza per il tramite di una comunicazione sonoro/musicale, che subentra dove la parola si è mostrata inefficace. In conclusione Lucia Urgese presenta una ricerca finalizzata alla  validazione italiana dello  STOMP-R.  è un test ideato nel 2003 da Rentfrow e Golsing ricercatori dell’università diAustin (Texas); il loro studio ha rilevato l’esistenza di fattori alla base delle preferenze musicaliche correlano significativamente con caratteristiche di personalità.

Il numero 32 di Musica et Terapia è in parte dedicato alle relazioni presentate in occasione del congresso “Memorie Lontane, Musicoterapia e Demenza di Alzheimer” tenutosi al Sermig di Torino il 24 ottobre 2015 (in particolare i contributi a firma di Stefano Navone, Silvia Cornara, Maria Cristina Gerosa, Stefania Filippi), ospitando inoltre contributi relativi a diversi ambiti teorico-applicativi della musicoterapia.L’ articolo, a firma di Stefano Navone e dei suoi collaboratori, descrive il caso di un paziente affetto da Sindrome di Korsakoff che presenta una comorbidità di tipo depressivo; il paziente è stato sottoposto ad un ciclo di musicoterapia attiva, per un totale di 24 sedute. Tutte le sedute sono state videoregistrate e visionate successivamente da quattro musicoterapisti che hanno quantificato l’andamento nel tempo di alcuni indicatori espressivi e relazionali. Il confronto dei test clinci effettuati prima e dopo il trattamento ha sottolineato il miglioramento di alcuni aspetti sintomatologici che sono stati inoltre correlati con i diversi indicatori osservati nel contesto delle sedute.A seguire Chiara Tamagnone, Leonarda Gisoldi, Claudia Arizio, Ida Corsini presentanoun laboratorio musicale rivolto all’ età evolutiva attivo presso la Struttura Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’Asl TO 2. Si tratta di un ‘attività musicale dove sono evidenti le implicite valenze musicoterapiche che perseguono finalità espressive, relazionali, cognitive e psicomotorie.I due contributi successivi riguardano l’applicazione della musicoterapia nell’ambito degli stati vegetativi. Gli autori del primo articolo (Bianco, Mamone, Messaglia, Perillo, Pirfo) presentano un trattamento di musicoterapia ( svolto per dieci mesi) rivolto a tre pazienti in stato vegetativo.I dati emersi dalla ricerca clinica sottolineano la possibilità di creare un canale comunicativo e la positiva ricaduta dell’attività sul contesto familiare dei diversi pazienti.Sergio De Laurentis presenta da parte sua   un progetto di trattamento musicoterapico rivolto a sei pazienti in stato vegetativo, svolto nell’arco di sei mesi. I dati emersi dall’osservazione mostrano una interessante modifica dei parametri fisiologici e una positiva reattività alle proposte sonore/musicaliL’ articolo di Marco Mingione introduce il tema della statistica medica   sottolineando il ruolo che la disciplina può svolgere nel processo di validazione scientifica della mt. L’autore presenta un ricerca volta a valutare i risultati ottenuti nei disturbi pervasivi dello sviluppo.Gli ultimo due contributi sono dedicati alle applicazioni della musicoterapia nei quadri involutivi senili.Silvia Cornara e Maria Cristina Gerosa presentano un’approfondita riflessione teorico-applicativadesunta dalla loro esperienza clinica. Nel loro contributo emergono con chiarezza indicazioni relative alle esigenze delle diverse tipologie di pazienti affetti da demenza e ai trattamenti musicoterapici più appropriati.L’ultimo articolo, a firma di Stefania Filippi, presenta “ L’Approccio Musicale Globale alla persona affetta da demenza”. Si tratta di un modello di intervento sonoro/musicale in cui differenti proposte vengono integrate in un’unica azione di sostegno.

 

Il n. 33 di Musica et Terapia si apre con il contributo di Roberto Caterina, Università degli Studi di Bologna, dedicato al rapporto musica-emozioni.La sua dissertazione, fra l’altro, precisa come il ‘musicale’ si strutturi per il tramite di analogie riferite alla dimensione corporea, sfera intimamente connessa al vissuto emotivo. Sulla base di questo stretto rapporto la musica appare capace di esprimere, comunicare e talvolta, in particolari contesti, indurre stati emotivi. L’ articolo, a firma di Michele Biasutti, Università degli studi di Padova, tratta della dimensione sinestesica in musica. L’approfondita disamina del tema, che coinvolge aspetti musicologici, estetici e neuroscientifici, si conclude con alcune riflessioni inerenti le implicazioni musicoterapiche sia in un contesto attivo che recettivo. Mario Degli Stefani, Michele Biasutti, Manuela Guadagnini, a seguire, ci presentano un’interessante ricerca che ha valutato l’incidenza del trattamento musicoterapico sulla prescrizione di psicofarmaci ed in particolari sui dosaggi assunti. I risultati della ricerca dimostrano come la musicoterapia attiva di gruppo consenta nel tempo un migliore controllo di alcuni sintomi psicotici con una secondaria e graduale riduzione dei dosaggi.

I successivi articoli sono dedicati alle applicazioni della musicoterapia nello stato vegetativo.

Nel primo contributo dedicato al tema, Mauro Sarcinella, dopo una premessa clinica, illustra aspetti strettamente metodologici e clinici conducendoci nel vivo degli aspetti applicativi e  delle connesse problematiche interpersonali. Successivamente Anna Forloni ci introduce, con chiarezza espositiva e profondità concettuale, nell’ambito della teoria della musicalità intrinseca, potenziale fondamento teorico all’intervento musicoterapico in tale ambito clinico. Paola Reani conclude il primo numero del 2016 con un articolo dedicato alle applicazioni della musicoterapia nella Demenza Senile. Il suo contributo, dopo una sintesi sullo dello stato dell’arte, descrive una interessante esperienza applicativa.

 

Il n 34 di Musica et Terapia ospita in apertura il contributo di Giulia Campatelli dedicato al trattamento dell’autismo infantile. Il suo articolo ci introduce nel modello DIR ( acronimo di Developmental, Individual-difference, Relationiship-based model), che presenta diverse interessanti analogie con le procedure applicate dalla musicoterapia in tale contesto clinico. Il modello DIR., precisa l’autrice, si basa su un ‘attenta osservazione del profilo individuale del bambino includendo i suoi interessi spontanei e il suo peculiare modo di interagire con l’ambiente, dove risulta fondamentale il Floortime ( il tempo passato sul pavimento) per creare interazioni spontanee ed emozionalmente significative. A seguire l’articolo di Antonella Guzzoni evidenzia i punti di contatto fra l’approccio musicoterapico e il modello DIR –Floortime precisando come il musicoterapista nell’obiettivo di creare esperienze relazionali ed emotive significative raccolga i bisogni del bambino, le sue diverse modalità espressive e si sintonizzi su di essi per organizzare aspettative di reciprocità, sicurezza e fiducia.

Il successivo contributo di Cristina Benefico tratta un altro quadro psicopatologico proprio dell’età evolutiva, l’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) precisando, anche in riferimento alla bibliografia scientifica sul tema, come il trattamento musicoterapico possa migliorare la capacità attentiva, la memoria di lavoro, la capacità di pianificare. Gli articoli successivi riguardano diversi contesti applicativi.Andrea Golwmbieswki introduce una peculiare tecnica musicoterapica, Il Songriting; l ‘autore descrive una personale esperienza, gruppale, rivolta a pazienti con doppia diagnosi, sottolineando come , a fine trattamento, sia stato possibile osservare una   migliore integrazione interpsichica e intrapsiihica dei diversi partecipanti. Gianni Vizzano descrive la sua attività di musicoterapista, con diverse esemplificazioni cliniche, presso il “ Rifugio Re Carlo Alberto” struttura specializzata nella cura delle demenze e della malattia di Alzheimer che nel 2014 ha ricevuto a Bruxelles il premio europeo EFID Award ( European Foundations’ Initiative on Dementia). Palmieri, Ferrazzi e Pingani, a conclusione di questo numero di Musisca e Terapia, illustrano un’interessante ricerca volta a precisare gli esiti di un trattamento di musicoterapia recettiva rivolto a pazienti psichiatrici ricoverati presso L’Ospedale Privato Villa Igea di Modena